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    Viaggio di nozze: origini e usanze

    L'usanza del viaggio di nozze dopo la celebrazione del matrimonio ha radici antichissime.

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    Viaggio di nozze

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    L’usanza di compiere un viaggio di nozze subito dopo il rito del matrimonio, allontanandosi dall’ambiente familiare, ha radici lontanissime e nasce dall’antica usanza del “rapimento”: il rapitore era tanto cauto e furbo da nascondersi con la propria preda per un certo periodo da qualche parte, per evitare l'ira e la vendetta dei parenti.

    Quando il matrimonio divenne un accordo prestabilito tra le famiglie, la fuga venne mantenuta come usanza simbolica per soddisfare la necessità da parte della nuova coppia di godersi la nuova intimità. Pian piano si arrivò così ad una lecito viaggio di nozze lontano dalle famiglie che durava un intero ciclo di una luna. Ciò spiega il termine luna nel modo di dire “Luna di Miele”, dove il miele non fa solo riferimento alle dolci effusioni d’amore dei novelli sposi, ma al fatto che la bevanda usata tipicamente per festeggiare il matrimonio era un vino addolcito con il miele, che era l’unica cosa dolce nel mondo occidentale prima dell’arrivo della canna da zucchero.

    Luna di miele

    Luna di miele

    Oggi il viaggio di nozze è un momento di vacanza, di intimità per la coppia, che deve essere unico, indimenticabile, da sogno, e rappresenta anche il meritato riposo dopo la faticosa organizzazione dell'evento del matrimonio.
    Ed è proprio la consapevolezza dell’importanza e unicità del viaggio di nozze, momento speciale da condividere con la persona amata che potrebbe non ripresentarsi più nel futuro, che porta spesso la maggior parte degli sposi, dopo tutte le spese sostenute per la festa di nozze, a rinunciare addirittura alla liste di nozze tradizionali composta da oggetti per la nuova casa e chiedere ai loro amici e parenti di aiutarli a coronare il loro sogno di luna di miele regalando delle quote presso l’agenzia di viaggi scelta.

    Ciò però a volte può essere causa di disappunto da parte degli invitati che si sentono anonimi donatori di una quota, e ad avere l’impressione di non aver fatto un vero e proprio dono agli sposi. Spesso l'occhio vuole la sua parte e si vuole avere la possibilità di vedere concretamente il proprio regalo!

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